II

Se dovessi avvolgere il nastro delle mia infanzia e avessi la possibilità di guardare ogni frame, probabilmente troverei i miei ricordi più felici nella vacanze in Costa Azzurra con la mia famiglia. Credo sia lì, nel mare francese, che ho imparato a mangiare davvero. L’unica bambina di cinque anni che ordinava ostriche senza limone perchè se no copriva il gusto.
C’è una spiaggia vicino a Juan Le Pins dove era impossibile divertirsi da bambini. Solo ciottoli e neanche un po’ di sabbia per fare castelli o piste per le biglie, ma mi ricordo mia madre entrare in acqua con maschera, pinne e sacchetto di plastica per andare a prendere i ricci. Li mangiavamo crudi direttamente sul bagnasciuga.
La sera con le spalle bruciate dal sole, andavamo a mangiare vicino al porto vassoi di pesce crudo e le escargots con sopra del burro aromatizzato all’aglio e all’aneto, non credo di averle mai più mangiate. Era un misto di cremoso, salto, morbido e croccante allo stesso tempo. C’è qualcosa di sofisticato nella cucina francese e sì, mettono il burro ovunque, ma è meraviglioso. Non può esistere una quiche senza burro o un croissant light version.

E poi la Provenza e i mercati con mia madre. Quando ancora era solo la mia mamma. La guardavo mettersi gli orecchini e il profumo sperando un giorno di diventare bella come lei. Ho un ricordo di una mamma ragazzina, così giovane accanto a mio padre. Troppo bella forse per lui. Alla fine se guardo oltre la rabbia che mi sta divorando da anni, lei ha fatto del suo meglio quando eravamo bambini. Ci ha provato a fare la madre e la moglie, ma era quello che voleva mio padre, non sono sicura che se fosse stata libera davvero avrebbe scelto di crescere quattro figli e vivere in una prigione dorata.
Io poi ci sono tornata in Francia.
Perchè è lì che è nato il mio grande amore per la cucina. Lì ho ho imparato a mangiare e ad avere attenzione ad ogni singolo ingrediente del piatto. Ogni mia memoria sensoriale legata al cibo, ha un ricordo radicato in Francia. Le crepes a Parigi il giorno che sono andata a Louvre. La pasticceria mignon quando Marco mi ha detto ti amo per la prima volta. La tartare con con l’uovo. La bourghignonne a Natale con i miei amici.

“Io ho visto solo te e i francesi mangiare la carne così.”

Mi ha detto James con la faccia disgustata mentre toglievo dalla griglia la mia carne blue. Chi sa se si abituerà mai a vedermi assaggiare qualunque cosa. Se si abituerà mai a vedermi combattere per la vaniglia, quella vera, come se fosse il 1968.
Abbiamo cominciato a lavorare insieme, con il cibo, ed io ho capito che non potevo più fare a meno di lavorargli accanto. La cucina è un posto assurdo in cui lavorare il caldo, la pressione, la violenza, le ore… ma nella sua cucina le persone sorridono, sempre. Non ho mai visto nessuno preoccuparsi così sei i membri della squadra fossero felici al lavoro. Non credo che sentirò mai nessun altro Chef dire:

“Ero a casa a letto e pensavo come risolvere questo problema e scusami se non ci ho pensato prima.”

Forse perchè per fare questo lavoro ho fatto soffrire Marco, deluso di nuovo i miei e ho dovuto accettare di ricominciare dall’ultimo gradino. Non lo so. L’unica cosa che so per certo è che ho bisogno di James come chef, perchè per quanto io abbia lavorato con delle grandi aziende, fatte di persone straordinarie, mai ho avuto un manager così appassionato. Ho bisogno di James come headchef. E’ difficile lavorare con me, metto sempre la musica, ho la testa dura e non sono così forte come dovrei. Ma amo questo lavoro sopra ogni cosa e amo farlo con James, perchè da quando lavoriamo insieme non trovo più differenza fra l’amore ed il cibo.–


Write a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *